CLAUDE MAKÉLÉLÉ

E’ l’alba del nuovo millennio e l’appena eletto presidente del Real Madrid, Florentino Perez, inizia una politica di rafforzamento orientata all’acquisto dei nomi più importanti dell’intero firmamento cacistico mondiale; arriveranno tra gli altri Figo, Zidane, Ronaldo, Beckham e Owen, ed  il mondo del football li chiamerà “Galácticos”; i  risultati sportivi, in rapporto ai copiosi investimenti compiuti, saranno però mediocri, in nome di quella parola fondamentale per ogni squadra vincente nell’universo calcistico: equilibrio. In realtà anche  i “Galacticos”, nei primissimi anni della loro esistenza, lo conobbero, grazie ad un calciatore che, parole di Steve McManaman, centrocampista inglese allora in forza alle merengues, “era il più importante centrocampista della squadra, ma anche quello il cui valore era meno riconosciuto”: Claude Makélélé.

L’inglese non sarà l’unico a pensarla così visto che, quando la cessione del centrocampista francese al Chelsea è praticamente conclusa, anche un certo Zinédine Zidane non le manderà a dire criticando l’operato della società “Perché mettere un altro strato di vernice (alias David Beckham) dorata sulla Bentley quando le togli l’intero motore?”. Ma Perez ormai è convinto e ha deciso “non ci mancherà Makelele, ha una tecnica mediocre, gli manca il talento e la velocità per recuperare la palla” ed il destino compie il suo corso, con il ragazzo che sbarca nella terra d’Albione. Per la fortuna dei blues, di Claudio Ranieri e soprattutto, poi, di Josè Mourinho.

E’ proprio con l’arrivo del tecnico portoghese, nell’estate 2004, che Makélélé diviene anche a Londra cardine fondamentale dei successi del club; dopo la conquista della sua prima Premier League, nel 2005, Mourinho stesso lo definirà come il giocatore dell’anno della sua squadra. Parole altisonanti, visti i campioni presenti in quella squadra, ma reali. Sentite. Perchè se Mourinho ha scritto pagine indelebili nella storia del Chelsea Football Club, lo deve si al suo lavoro e alla sua arguzia, lo deve si alla classe dei vari Terry, Lampard, Drogba, Cech e via dicendo, ma lo deve anche a quel “piccolo grande uomo” in mezzo al campo. Pronto ad esrimersi a muro contro ogni avanzata avversaria. Pronto a coprire, soccorrere ed aiutare ogni compagno. Pronto a fronteggiare leggi della fisica e logica. In nome di quell’equilibrio fondamentale per chiunque voglia risultare (un) vincente.

Pierluigi Cuttica