Studio, programmazione e coraggio: il Brentford Football Club

Il Brentford Football Club, società dell’omonimo distretto di Londra, non rappresenta la storia del calcio inglese; up and downs tra seconda, terza e quarta divisone, pochissime apparizioni nella prima, quella attuale (dopo la promozione nella stagione 2020/21) e la prima, durata cinque anni, a cavallo del secondo conflitto mondiale. Eppure, da quasi un decennio, da quel 2014 in cui le Bees si riaffacciano in Championship, la struttura ed il modus operandi della società sono diventati un dogma, un modello da seguire; il nome dietro questo successo porta la firma del presidente Matthew Benham, laureato in fisica all’Università di Oxford, e seguace di una filosofia basata su dati e statistiche applicate al calcio e al mercato. Da sempre tifoso della squadra e proprietario di una società di consulenze per il gioco (Smartodds), che gli permette di poter acquisire il club del cuore.

Il fattore XG: Expected Goals

Ma in quel 2014 la società londinese ha il budget pù basso della seconda serie; per competere ci vuole altro, ci vuole una idea. E Benham lo sa benissimo: “Se Davide vuole battere Golia, non può farlo usando le sue stesse armi”. Da qui nasce “il modello Brentford: elaborare le statistiche xG, dove xG sta per Expected Goals. Questi dati si sono resi utili per identificare i giocatori più sottovalutati dal punto di vista economico, per poi comprarli, valorizzarli e rivenderli al momento giusto. Lo scouting del Brentford, avendo carpito ben presto le impossibilità di competere con un mercato nazionale in cui, anche nelle leghe minori, girano cifre importanti (soprattutto per i giovani), sonda mercati meno frequentati e con rapporto prezzo-qualità più convenienti. Dopo una prima analisi e selezione, c’è la visione dal vivo degli atleti, successivamente la compilazione di un report che non tocchi solo il lato tecnico, ma anche comportamentale del calciatore.

Detto ciò, una regola è chiara e da essa non si transige: non esistono giocatori incedibili. Ogni cessione, se ritenuta conveniente, viene compiuta e vista come crescita per la potenzialità economica del club che, immediatamente, reinvestirà su un nuovo elemento seguendo le solite norme. Ovviamente tutte queste teorie, rimarrebbero tali, senza persone, di livello e qualità, atte a metterle in pratica nei vari campi. Su questo, Benham, si mostra audace e scaltro, affidando le chiavi della sua strategia a figure, allora poco note, rivelatesi di importanza capitale. I due hanno poco in comune, se non la provenienza: la Danimarca.

Non esistono giocatori incedibili

La prima è Rasmus Ankersen che, dopo aver vistosi interrompere agli albori la carriera da calciatore per un grave infortunio, inizia a girare il mondo ed a pubblicare libri su motivazione e crescita personale; in Danimarca diviene figura iconica e a Benham, attento studioso del mondo, non sfugge. Quando decide di acquisire un altro club, lo fa in terra danese, proprio in quel Midtylland in cui Ankersen aveva iniziato la carriera: lo stesso viene messo alla guida del club, con risultati “discreti”: tre campionati vinti (per una società che non ne aveva mai vinto alcuno) con un accesso ai gironi di Champions League. Successivamente insieme a Benham si rendono protagonisti di un gesto forte: la chiusura della academy. Il Brentford non porta giocatori in prima squadra da decenni ed il duo preferisce investire i fondi i una “squadra b”: una selezione pensata per stranieri molto giovani in cerca di un passo d’avvicinamento alla Premier e per atleti scartati da altre società. L’idea si tramuterà in successo e permetterà alla formazione londinese diverse operazioni finanziare di successo. Tutto bello, tutto affascinante, ma altamente rischioso. Per renderlo pratico, serve un altro “folle” e “fuori dagli schemi”.

Thomas Frank il condottiero arrivato dal Hovedstaden

Thomas Frank, dopo annate passate al Brondby, parte dalla Danimarca per sbarcare in terra d’albione: è il 9 dicembre 2016, e firma un contratto con la società di due anni, con la carica di secondo di Richard O’Kelly. Oltre ad essere un “ponte tra i giocatori e lo staff tecnico”, si prenderà cura dei giocatori tra la squadra B e la prima squadra e si assicurerà che ci sia un cammino per loro e curare il loro sviluppo» (Ankersen). Il futuro ha in riserbo altro. Nell’ottobre 2018 diviene primo allenatore e, dopo aver sfiorato la promozione nella stagione 2019/2020( finale playoff persa con il Fulham), la ottiene l’annata successiva, grazie al 2-0 in finale con lo Swansea. Nel mentre un’imbattibilità di 21 partite in partite di campionato, cinque vittorie nel dicembre 2020 con relativo premio “Championship Manager of the Month” e, nel marzo 2021, la nomina per il premio “DBU Coach of the Year”. La prima annata in Premier è esaltante e le Bees la chiudono con un nobile tredicesimo posto, in un torneo che le vede autentica sorpresa della stagione: la formazione di Frank non mostra paura, forte di una identità precisa e certezze granitiche. Pressione alta, aggressione, ritmo, intensità e verticalità sono gli ingredienti di una ricetta che funziona; un mix di elementi che ha permesso alle “api” una partenza sprint anche in questo campionato destinato, come lo scorso, ad applaudire una società che funziona. Una progettualità figlia dell’intelligenza di un proprietario all’avanguardia e di due anime giunte dalla Danimarca: un mix romantico e seducente.

Pierluigi Cuttica